SWAP

In che modo lo sport favorisce la riabilitazione e il recupero

Lo sport può essere molto più di una semplice attività fisica: può diventare un potente strumento di riabilitazione, crescita personale e inclusione. È proprio da questa convinzione che nasce una delle dimensioni più innovative del progetto SWAP, che punta a rendere il sitting volley sempre più accessibile a bambini, bambine, ragazzi e ragazze con disabilità neuromotoria attraverso una stretta integrazione tra competenze sportive, riabilitative e scientifiche.

Le attività già avviate presso l’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini rappresentano un esempio concreto di questo approccio. Qui bambini e bambine, ragazzi e ragazze partecipano a sessioni di allenamento che non sono semplici momenti di pratica sportiva, ma veri laboratori di ricerca applicata, nei quali ogni attività contribuisce ad approfondire la conoscenza delle esigenze dei e delle partecipanti e a sviluppare soluzioni sempre più efficaci per favorire la loro partecipazione al sitting volley.

L’applicazione di questi principi inizia dal lavoro quotidiano di un team multidisciplinare. Allenatrici e allenatori specializzati di Real Eyes Sport, medici e mediche della riabilitazione, fisioterapisti e fisioterapiste, terapisti e terapiste dello sviluppo neuro- e psicomotorio e ricercatori e ricercatrici condividono le loro competenze, osservazioni ed esperienze “sul campo” con l’obiettivo comune di creare percorsi sportivi realmente accessibili, in grado di valorizzare il potenziale di ogni bambino e bambina.

In questo contesto, lo sport non è semplicemente la fase finale del processo riabilitativo, ma una parte integrante e fondamentale dello stesso. La competenza clinica di professionisti e professioniste dell’Istituto Medea consente di comprendere le caratteristiche funzionali di ciascun partecipante, individuandone i punti di forza, le esigenze e le possibili strategie di intervento. Allo stesso tempo, l’esperienza degli allenatori e delle allenatrici di Real Eyes Sport permette di tradurre queste indicazioni in attività sportive coinvolgenti, in cui le abilità tecniche e i movimenti vengono progressivamente adattati alle capacità di ogni singolo partecipante.

La collaborazione tra professioniste e professionisti sanitari e sportivi è continua e, soprattutto, bidirezionale. Durante ogni sessione di allenamento vengono osservati gli schemi di movimento, le strategie, le sfide e le soluzioni spontanee adottate da ciascun bambino e bambina. Queste osservazioni vengono poi condivise e analizzate, diventando la base per modificare gli esercizi, adattare le regole del gioco, ripensare gli strumenti utilizzati e sviluppare nuovi approcci metodologici.

Allo stesso tempo, la pratica sportiva offre a professionisti e professioniste della riabilitazione un contesto ricco e dinamico in cui osservare abilità che potrebbero risultare difficili da individuare durante le tradizionali sedute terapeutiche. Giocare, interagire con i compagni e le compagne di squadra, prendere decisioni rapide e adattarsi a situazioni competitive consentono di individuare aspetti motori, cognitivi, relazionali ed emotivi essenziali per comprendere il funzionamento complessivo della persona.

Questo scambio continuo permette alla ricerca scientifica e alla pratica sportiva di rafforzarsi a vicenda. Il risultato è un processo di miglioramento continuo, in cui ogni sessione di allenamento diventa un’opportunità per perfezionare gli adattamenti tecnici, metodologici e normativi necessari a rendere il sitting volley sempre più inclusivo.

L’obiettivo finale non è solo quello di consentire a un numero maggiore di bambini e bambine, ragazzi e ragazze con disabilità neuromotorie di praticare questo sport, ma anche di costruire un modello stabile di collaborazione tra il settore sanitario e quello sportivo. Un modello in cui diversi professionisti e professioniste lavorino insieme, apportando ciascuno le proprie competenze per generare un impatto più ampio sul benessere, sull’autonomia, sulla partecipazione sociale e sulla qualità della vita dei giovani atleti e delle giovani atlete.

Le prime attività stanno già confermando il valore di questo approccio interdisciplinare. Quando lo sport e la riabilitazione instaurano un dialogo costante, lo sport diventa molto più di un’attività ricreativa: diventa uno spazio di apprendimento, interazione sociale e crescita personale, in grado di favorire lo sviluppo delle capacità motorie, della fiducia in sé e della partecipazione attiva alla vita della comunità.